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October 09 ToiletteSono al cinema e mi scappa la pipì. Proprio come mi è stato insegnato in tenera età, al campanello d'allarme mi dirigo verso la porta del WC. Apparentemente la porta di un qualunque WC. Mentre mi avvicino vedo entrare un uomo brutto, curvo, vecchio, con cappello e mantella, testa bassa e puzza di fumo al seguito. Nello stesso momento vedo uscire un uomo alto, giovane, in abito scuro, passo dritto e deciso. Assorto in questa scena quasi mi sono fermato a metà strada, seguendo il pensiero di quanto strambo fosse lo spettacolo a cui stavo assistendo... finchè la vescica mi ha richiamato alla realtà prendendomi a pugni, e non c'è stata altra cosa da fare che entrare in bagno. Altro spettacolo. Luce bianca e diffusa. Sulla sinistra, una serie di dodici porte bianche che si allontanano in prospettiva (l'ultima sembra davvero piccola!). Sulla destra, lavandini bianchi bianchi sovrastati da specchi. Ogni lavandino ha il suo erogatore di sapone rosa. Ogni erogatore è perfettamente funzionante, e pieno. Non una gocciolina d'acqua sugli specchi. Ne un pelo nei lavandini. Le pareti sono a scacchiera bianca e blu. Il bianco è bianco, e il blu è blu. Così per ogni singola mattonella. A mezza altezza ci sono persino tre mostri per le mani, pronti con il loro alito bollente a soffiarti sugli arti appena lavati. Dopo una rapida ispezione oculare, ancora fermo sul posto penso "Qui, qualcosa non va." (O meglio, va tutto alla perfezione, vi sembra possibile?) Assecondando la vibrazione del momento, scelgo quale sarà la cabina degna di raccogliere il mio dorato organico. Naturalmente le candidate sono la 2, la 3, la 5, la 7, la 8, la 9 e la 12. Questa volta tocca alla 3. Con timore mi avvicino alla maniglia, la spingo, penso "Vuoto!" ed entro. Per qualche secondo riesco a mettere in pausa il filo dei miei pensieri e a godermi il momento in cui lo ziiip da inizio dalla conquista della libertà! - Tutto accade in brevissimo tempo; sguardo nella tazza bianca che aspetta di esser colorata, l'artista non resiste e la tinge di giallo, e per rendere il momento memorabile butta l'oro liquido dritto nell'acqua, così da creare una musica tamburellante. - Ed è qui che mi sono riallacciato al filo dei miei pensieri, quando mi sono accorto di due cose da brividi. La prima: un brano reggae sta andando in sottofondo, a basso volume, come se fosse lontano. E' l'atmosfera ideale per uno stupro, o un omicidio, ne sono certo, qualcosa deve accadere da un momento all'altro. Ed è così che guardo ai piedi e vedo un lago di sangue sgorgare a partire dalle cabine alla mia destra, una pozza porpora che si allarga e infrange senza scrupoli il bianco assoluto del pavimento. Una bestemmia di fronte a Dio. Mi allarmo e penso al vecchio che era entrato pochi passi prima di me! Devo fare qualcosa, ma non riesco a smettere di pisciare. La seconda: un momento... possibile che io sia dentro questo bagno da ormai due minuti abbondanti e non si sia sentito ne un respiro, ne la porta di una cabina aprirsi, ne il rumore di pipì sul bordo della tazza, ne uno sciacquone, ne un colpo di tosse? Quest'uomo, c'è? Riabbasso lo sguardo. Come se ci fosse qualcuno con una cannuccia nelle cabine più in là, vedo il sangue risucchiarsi in pochi istanti rigenerando il pavimento nel suo candore assoluto. Ho capito, questo non è un bagno. Nessuno lo usa come bagno. Un po' come la Camera dei Segreti, questo posto nasconde l'accesso ad un mondo parallelo. Chissà, magari dietro la porta numero 12... Il vecchio lo sapeva. E l'uomo vestito di nero..? Le ultime gocce di pipì le ho fatte fuori, l'immaginazione mi ha distratto! Torno con convinzione alla realtà, anche se non posso negare che il rotolo immacolato di carta igienica non ha fatto altro che nutrire le mie fantasie. Adopero la carta morbida sempre come appreso da bambino, poi ziiip e premo lo sciacquone. Esco dalla cabina e mi avvicino ad un lavandino. L'immobilità della situazione mi permette esclusivamente gesti rigidi e molto piccoli. Una volta lavate le mani prestando attenzione a lasciare meno segni possibili del mio passaggio, mi osservo allo specchio. Devo controllare di non aver subito metamorfosi. Perfettamente riconoscibile, decido che non avrei mai e poi mai venduto le mie mani al mostro. Un'ultima occhiata alle mie spalle e poi, svelto, mi dirigo alla porta d'ingresso/uscita, che grazie al cielo è rimasta esattamente dove l'avevo lasciata meno di 5 minuti prima. Fuori, il cinema.
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